Introduzione
Ci sono periodi della vita in cui sentirsi stanchi è normale. Un progetto impegnativo, un cambiamento importante, responsabilità familiari o lavorative possono richiedere un grande investimento di energie.
Il burnout è qualcosa di diverso, non coincide con una semplice stanchezza e nemmeno con una giornata particolarmente difficile. È una condizione che si sviluppa progressivamente, spesso senza che la persona se ne accorga.
All’inizio si cerca di fare uno sforzo in più, di resistere, di essere ancora più efficienti. Con il tempo, però, le energie diminuiscono, la motivazione si affievolisce e ciò che prima dava soddisfazione può trasformarsi in un peso.
Molte persone descrivono il burnout come la sensazione di “non avere più nulla da dare”. Il lavoro diventa fonte di tensione continua, il riposo non basta più a recuperare le energie e anche la vita personale finisce per risentirne.
Come psicologo a Livorno, incontro persone che arrivano in studio convinte di essere semplicemente stressate. Attraverso il percorso emerge invece una condizione più profonda, in cui l’esaurimento riguarda non solo il corpo, ma anche il modo di percepire sé stessi, il proprio lavoro e il proprio futuro.
Che cos’è il burnout?
Il termine burnout significa letteralmente “bruciarsi”, “consumarsi”.
In psicologia descrive una condizione di esaurimento emotivo, fisico e mentale conseguente a uno stress cronico, soprattutto in ambito lavorativo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo considera un fenomeno occupazionale caratterizzato da tre elementi principali:
- esaurimento delle energie;
- crescente distacco o cinismo nei confronti del lavoro;
- riduzione della percezione della propria efficacia professionale;
Il burnout non compare da un giorno all’altro. È il risultato di un processo che, se non riconosciuto, può compromettere profondamente il benessere psicologico.
In sintesi
- Il burnout non è semplice stanchezza;
- È legato a uno stress cronico, soprattutto lavorativo;
- Coinvolge emozioni, corpo e motivazione;
- Riconoscerlo precocemente permette di intervenire prima che il disagio si approfondisca;
I sintomi del burnout
Sul piano fisico
- stanchezza persistente;
- insonnia;
- tensioni muscolari;
- mal di testa;
- disturbi gastrointestinali.
Sul piano emotivo
- irritabilità;
- senso di frustrazione;
- perdita di entusiasmo;
- apatia;
Sul piano cognitivo
- difficoltà di concentrazione;
- calo della memoria;
- sensazione di inefficacia;
- difficoltà nel prendere decisioni;
Sul piano relazionale
- isolamento;
- conflitti sul lavoro;
- riduzione dell’empatia;
- difficoltà a mantenere relazioni soddisfacenti;
Chi è più esposto?
Il burnout può riguardare molte professioni, ma è più frequente in chi svolge lavori ad alta responsabilità o con un forte coinvolgimento emotivo.
Ad esempio:
- professionisti sanitari;
- insegnanti;
- imprenditori;
- manager;
- liberi professionisti;
- caregiver;
Non è però il tipo di lavoro, da solo, a determinare il burnout, contano anche il carico percepito, il sostegno disponibile, il riconoscimento ricevuto e il modo in cui la persona affronta le richieste quotidiane.
Uno sguardo clinico
Nella mia esperienza il burnout raramente nasce soltanto da “troppo lavoro”.
Molto spesso coinvolge anche il rapporto che abbiamo con il nostro valore personale. Chi tende a sentirsi responsabile di tutto, fatica a delegare o vive il riposo come una perdita di tempo può arrivare, senza accorgersene, a ignorare per lungo tempo i segnali del proprio corpo.
In questi casi il lavoro psicologico non consiste semplicemente nell’imparare a gestire meglio il tempo, ma nel comprendere quali dinamiche interiori rendano così difficile fermarsi e prendersi cura di sé.
Come può aiutare uno psicologo?
Il percorso psicologico offre uno spazio in cui comprendere come si è sviluppato il burnout e quali cambiamenti possano favorire un recupero autentico.
L’obiettivo non è soltanto ridurre i sintomi, ma ricostruire un rapporto più equilibrato con il lavoro, con i propri limiti e con le proprie risorse.
Un primo passo
Quando il lavoro occupa ogni spazio e il riposo non basta più a recuperare energie, chiedere aiuto può rappresentare un modo per interrompere un circolo che rischia di diventare sempre più faticoso.
Il mio approccio al percorso psicologico
Ogni persona vive il proprio disagio in modo unico. Per questo motivo, il lavoro psicologico non si limita alla riduzione dei sintomi, ma cerca di comprendere la storia personale, le relazioni e il significato che quell’esperienza ha assunto nella vita della persona.
Nel mio lavoro integro psicologia clinica, formazione in psicologia analitica junghiana e, quando appropriato, pratiche di mindfulness, costruendo un percorso rispettoso dei tempi, delle risorse e della specificità di ciascuno.
Scopri come si svolge un percorso psicologico
Ricevo nel mio studio a Livorno e svolgo colloqui anche online.
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