Negli ultimi decenni molti psicopatologi e filosofi della mente hanno osservato un fenomeno che appare sempre più evidente: alcuni tratti tipici della personalità borderline sembrano essersi diffusi ben oltre l’ambito clinico, diventando quasi una metafora per comprendere la struttura emotiva della società contemporanea.
Non si tratta ovviamente di affermare che la società sia “malata” in senso clinico. Piuttosto, ciò che emerge è una sorta di analogia strutturale tra il funzionamento psicologico borderline e alcune caratteristiche del mondo attuale: l’instabilità, l’imprevedibilità, la precarietà delle relazioni e l’erosione delle radici simboliche.
Lo psicopatologo Giovanni Stanghellini, insieme ad altri studiosi della fenomenologia psichiatrica, ha sottolineato come la diffusione dell’identità – uno dei tratti centrali della struttura borderline – possa diventare una chiave interpretativa della condizione esistenziale contemporanea.
In questa prospettiva, la psicopatologia non rappresenta soltanto una deviazione individuale, ma anche un luogo di rivelazione della cultura.
La società contemporanea sembra infatti produrre condizioni psicologiche analoghe a quelle che, a livello individuale, caratterizzano la personalità borderline:
- instabilità delle relazioni
- perdita di continuità narrativa del sé
- senso di vuoto
- paura dell’abbandono
- difficoltà nel progettare il futuro
Questi elementi non appartengono più solo alla clinica, ma diventano esperienze diffuse nel tessuto sociale. Ed è proprio in questo contesto che assume particolare rilevanza il tema del suicidio, delle fantasie di morte e delle crisi identitarie.
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La “madre morta” di André Green
Con questa espressione André Green non indica una madre realmente defunta, ma si riferisce a una madre psichicamente assente, incapace di rispecchiare emotivamente il bambino.
Non si tratta di una semplice mancanza di cure, è qualcosa di più profondo: la sensazione che la madre sia internamente spenta.
Il rapporto con l’analista permette di riattivare simbolicamente la figura materna. Questo processo non significa idealizzare la madre reale.
Il significato delle fantasie suicidarie
Nel lavoro clinico con pazienti che presentano ideazioni suicidarie è fondamentale ricordare un aspetto essenziale. Molte persone che pensano al suicidio non vogliono realmente morire: ma vogliono smettere di soffrire.
La fantasia di morte può rappresentare simbolicamente il desiderio di:
- interrompere un dolore insopportabile
- distruggere una parte di sé
- rinascere in una forma nuova
Come ricorda lo psicoanalista Pietro Collicelli, in alcuni casi il suicidio esprime il bisogno che una parte infantile del sé muoia per permettere la trasformazione psichica.
Naturalmente questo non riduce il rischio reale, ma aiuta a comprendere la funzione simbolica dell’ideazione suicidaria.
Tenere aperto l’armadio: la responsabilità del terapeuta
Gli psichiatri Rossi Monti e D’Agostino hanno utilizzato una metafora molto efficace per descrivere il compito dell’analista di fronte al rischio suicidario.
Scrivono che il terapeuta deve essere disposto a:
mettersi sulle spalle le idee angosciose del paziente
Prima che il paziente appendi il proprio scheletro nell’armadio dell’analista, bisogna permettergli di appendere il suo dolore alla nostra stampella.
Questo significa che il terapeuta deve:
- mantenere aperto lo spazio di parola
- tollerare l’angoscia
- trasformare la morte in linguaggio
Finché il suicidio può essere tradotto in parole, non è ancora un atto. La parola diventa quindi uno strumento di trasformazione.
Il sé e il processo di individuazione
Per comprendere più a fondo questi processi è utile richiamare la distinzione junghiana tra diverse dimensioni del sé.
Secondo la psicologa Gordon, esiste una differenza tra:
- il piccolo sé (simile al Sé freudiano)
- il grande Sé (la meta del processo di individuazione)
Il grande Sé rappresenta la totalità psichica verso cui tende il processo di maturazione. Tuttavia questa totalità non è mai completamente raggiunta. È sempre una tensione evolutiva.
Nel lavoro analitico con pazienti borderline l’obiettivo non è realizzare una perfezione psicologica. Si tratta piuttosto di riattivare le forze costruttive del sé, che spesso sono state soffocate da traumi precoci.
Diffusione dell’identità: Erik Erikson
Il concetto di diffusione dell’identità è stato elaborato dallo psicoanalista Erik Erikson. Secondo Erikson l’identità personale non è qualcosa di statico.
È una costruzione narrativa che integra:
- passato
- presente
- futuro
Quando questa integrazione non avviene, l’individuo sperimenta:
- senso di vuoto
- instabilità emotiva
- difficoltà nelle relazioni
- paura della fusione con l’altro
In termini clinici questa condizione può evolvere nella struttura borderline.
La società contemporanea come contesto borderline
Negli ultimi anni alcuni psicopatologi hanno suggerito una tesi provocatoria.
La struttura emotiva della società contemporanea presenta molte analogie con il funzionamento borderline.
Tra i fattori principali troviamo:
1. precarietà lavorativa
La difficoltà di costruire progetti di vita stabili rende il futuro incerto.
2. accelerazione delle relazioni
I social network producono contatti immediati ma spesso superficiali.
3. perdita della memoria storica
Il passato viene progressivamente svalutato.
4. iperstimolazione emotiva
La vita quotidiana è attraversata da continui stimoli e cambiamenti. Questo scenario genera una condizione collettiva in cui:
- la fiducia è fragile
- l’identità è instabile
- il tempo appare caotico
Crono che divora i suoi figli
Gli autori utilizzano spesso una potente immagine mitologica.
Il tempo della società contemporanea non è più il tempo creativo.
Diventa un tempo distruttivo.
Un tempo simile al Crono della mitologia greca, che divora i propri figli. In questa prospettiva la condizione borderline e la cultura contemporanea condividono un tratto fondamentale:
l’assenza di radici temporali.
Il passato non viene valorizzato.
Il futuro appare minaccioso.
Rimane solo il presente.
Curare la società borderline
Se la società contemporanea presenta tratti borderline, quale può essere la risposta?
La psicoterapia suggerisce una direzione semplice ma radicale: testimoniare l’importanza della storia e delle storie.
Questo significa:
- recuperare la memoria
- riconnettersi alle radici culturali
- costruire narrazioni personali coerenti
In altre parole, il lavoro terapeutico non riguarda solo l’individuo, ma anche la ricostruzione del legame tra biografia e storia.
Conclusione: dalla disperazione alla trasformazione
La clinica del borderline ci insegna qualcosa di importante anche sul nostro tempo. La crisi dell’identità non è soltanto un problema individuale. È anche una questione culturale.
E forse il compito più importante della psicologia contemporanea è proprio questo:
ricostruire le condizioni perché le persone possano ritrovare una continuità tra passato, presente e futuro.
Solo così la società borderline può trasformarsi da destino inevitabile in occasione di consapevolezza.
Appunti di una lezione in AIPA, 25 Febbraio 2026, Teoria e tecnica del colloquio analitico. Processi psicodiagnostici, didatta Fersurella

Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica
