Matteo Mannucci
Dottore in Discipline Psicosociali, Dottore in Informatica Umanistica, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Conoscitore in psicosomatica
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Qui e ora: Ponte Tibetano e Mindfulness

Mindfulness è un termine inglese che significa consapevolezza che si basa sul concetto del qui e ora senza alcun giudizio.

Qui e ora

Il qui e ora è un concetto che arriva dal mondo orientale della tradizione Buddhista si intende consapevolezza del tempo presente come unica forma di tempo che possiamo vivere.
Passato e futuro, possiamo ricordarli o immaginarli, non viverli, tuttavia accade con frequenza che la nostra mente e il nostro corpo siano scollegati. Quante volte capita che mentre facciamo una qualunque attività come mangiare, guidare l’auto, passeggiare, la nostra mente si distragga e scolleghi dal momento che stiamo vivendo?

“Inoltre, quando cammina, il praticante è consapevole: “Sto camminando”. Quando è in piedi, è consapevole: “Sono in piedi”. Quando si siede, è consapevole: “Sono seduto”. Quando è sdraiato, è consapevole: “Sono sdraiato”. In qualsiasi posizione si trovi, egli è consapevole della posizione del corpo.

Discorso sui Quattro Fondamenti della Presenza Mentale – (Satipatthana Sutta)[1]

Psicologia: la distrazione

La distrazione è vista in psicologia come l’irruzione di impulsi interni (pulsioni e bisogni) che si aggiudicano spazio nella nostra coscienza facendoci scollegare dal momento che stiamo vivendo;[2] il Buddhismo li chiama attaccamenti.
Ci distraiamo perchè in qualche modo vogliamo distrarci, la pulsione si “attacca” all’Io e ci perdiamo in essa come se una parte della nostra personalità si identificasse con il bisogno apparso.

La pulsione è uno stato tra il mentale e il corporeo che altera l’omeostasi psichica dell’individuo, un’eccitazione che la persona è chiamata a scaricare per tornare alla condizione normale di equilibrio.
Nel saggio Al di là del principio di piacere del 1920, Freud utilizza i termini di Eros e Thanatos per indicare la pulsione di vita e la pulsione distruttiva.[3]

“E ora le pulsioni nelle quali crediamo si dividono in due gruppi: quelle erotiche, che vogliono convogliare la sostanza vivente in unità sempre più grandi, e le pulsioni di morte, che si oppongono a questa tendenza e riconducono ciò che è vivente allo stato inorganico. Dall’azione congiunta e opposta di entrambe scaturiscono i fenomeni della vita, ai quali mette fine la morte. Forse scrollerete le spalle: ‘Questa non è scienza della natura, è filosofia, la filosofia di Schopenhauer’. E perché mai, Signore e Signori, un audace pensatore non dovrebbe aver intuito ciò che una spassionata, faticosa e dettagliata ricerca è in grado di convalidare?”

La meditazione, la mindfulness, lo Yoga, sono pratiche che aiutano l’individuo a rimanere nel qui e ora, insegnando l’equilibrio tra mente e corpo, le mente che si svuota e rimane assolutamente concentrata su ciò che sta facendo.

Psicologia del Flow

Flow è il termine che la psicologia ha individuato per descrivere un particolare momento di piacere nel quale l’individuo risulta completamente assorto in ciò che sta facendo.[4]
L’esperienza del Flow prevede un compito abbastanza difficile che richiede competenze non ancora possedute ma che acquisiremo proprio durante l’esperienza, portandola a termine; attraversando il ponte.

Un ponte sospeso sul vuoto

il giardino sospeso

il giardino sospeso – ilgiardinosospeso.it

Lo scorso fine settimana ho fatto esperienza del qui e ora passando una “bella giornata di flow” al Giardino Sospeso, un parco avventura nel comune di Riparbella (Pisa), località “il Giardino”, caratterizzato da percorsi acrobatici lungo ponti sospesi tra gli alberi di un bellissimo bosco di querce.
Pur essendo equipaggiato con tutti i sistemi di sicurezza, camminare su un ponte tibetano, per poi lanciarsi nel vuoto aggrappato ad una carrucola, vederlo il vuoto proprio sotto di te, richiede concentrazione e presenza a sé stessi.

La mente si libera dai pensieri che possono atterrirla, non esiste nient’altro se non tu e il ponte sospeso che ti attende.
Una bella metafora da vivere, consigliata a tutti quelli che in totale sicurezza hanno il desiderio di scoprire l’ebrezza del vuoto, in tutti i sensi.

Bibliografia

1 – T. Nhat Hanh, Trasformarsi e Guarire, Ubaldini Editore, 1990, p. 41.
2 – G. V. Caprara, Personalità, Raffaello Cortina Editore, 2003, p. 432-434.
3 – S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Edizioni Boringhieri, 1978, p. 509.
4 – G. V. Caprara, Personalità, Raffaello Cortina Editore, 2003, p. 383.

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Pubblicato il
23 Settembre 2020
Ultima modifica
17 Febbraio 2021 - ora: 16:23

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