Matteo Mannucci
Dottore in Discipline Psicosociali, Dottore in Informatica Umanistica, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Conoscitore in psicosomatica
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festivalfilosofia 2021: libertà e liberazione

In questi giorni sto guardando via youtube i contributi dei tanti intellettuali che si sono avvicendati al festivalfilosofia edizione 2021, il cui tema è stato: giustizia.

Riporto qui i video per me più significativi

Appunti del contributo di Massimo Recalcati:

L’essere umano è affamato di un padrone. Contraccambia la sua felicita con la sua sicurezza
Sigmund Freud

Ma allora se al centro mettiamo la sicurezza che fine fa la libertà?

La nostra vita dipende da un battito straniero
nessuno può controllare
il battito del cuore

per ospitare il cuore
dell’altro
bisogna abbassare le proprie difese

infatti i trapianti di cuore
riescono solo quando
il sistema immunitario
abbassa le proprie difese

Appunti del contributo di Carlo Sini:

La libertà è un processo
pratico
possibile
non di libertà
ma di liberazione

la libertà è sempre condizionata
dalla nostra natura
dai nostri limiti

il condizionamento
è condizione della liberazione

l’animale non ha problema della liberazione
non si chiede se fa bene o se fa male

i problemi cominciano nell’uomo
in quanto ci sono condizionamenti
dai quali dobbiamo liberarci
in questo senso la libertà è un processo
non una cosa
non un ente metafisico
né ultraterreno

le catene sono lo strumento della liberazione
senza catene
nessuna libertà

Non libertà dalle passioni,  ma libertà nelle passioni
Kant

Siamo
un corpo animale ereditato
curato
da altri corpi
educato da una ricchezza ultra-animale
sovra-animale

ognuno di noi
è la sua voce
e per l’esperienza degli altri
è la sua voce

Appunti del contributo di Massimo Cacciari:

Non si nasce liberi
ma eventualmente
lo si diventa

lo smarrimento dantesco nella selva
Dante si trova perfettamente incatenato
cerca di procedere ma le belve lo frenano

riesce a andare solo quando Virgilio
lo accompagna per un’altra via
perché per la via dritta non si va

doveva fare il grande viaggio
diritto alla cima non si va

Dante ha bisogno di una guida per procedere
il viaggio è faticoso
ci vuole anche il corpo
non solo la mente
per sopportare la fatica

“L’anima nasce pargoletta dal fattore”

l’anima che nasce che sa nulla
totalmente condizionata
determinata
assolutamente non libera

la possibilità della libertà è un dono
è biologicamente connessa al nostro esserci
la possibilità di iniziare un’esperienza di liberazione

perché quello si alza e procede
perché non lui e non quell’altro?

il mito platonico è chiaro
abbiamo la possibilità di liberarci
la nostra libertà è in potenza
in atto può essere solo a compimento, di quell’esperienza
di quell’itinerario

quello platonico verso la montagna
dove si vede oltre il sole
chi non procede
rimane
nella caverna
con le spalle all’uscita
a guardare le ombre

quello di Dante all’indietro

un altro dono è dato
la capacità di parlare
il linguaggio è il segno primo
del nostro essere libero
dimensione comune
e libera ognuno
secondo propria ragione

il linguaggio è la dimora
della nostra libertà

animali dotati di logos:
ragione, misura, calcolo

il processo di liberazione
è come per Catone
sempre solitario
per sua costituzione

un’idea che si solleva
solitaria rispetto a tutto ciò che è tradizione
abitudine
costume

la liberazione può avvenire
se tu in ogni istante
come Catone
sei pronto a morire
per la libertà
l’essere pronto a morire
libera da ogni condizionatezza
esprimendo la natura stessa del linguaggio
come animale che sa di morire
essendo pronti a morire
nulla mi può impedire di procedere
nella liberazione

il compimento della libertà
non è astrarsi
ma guardare dall’alto
quaggiù
dal punto di vista dell’eterno

non un vago astratto
né vedere le cose secondo l’ordine del tempo
ma oltre l’ordine del tempo
c’è la possibilità di vedere le cose
nel tempo “Aion
secondo il tempo eterno

questa terra deve divenire il paradiso
niente di ascetico
ma scendere
sulla spiaggia della montagna

impossibile è termine logico del possibile
se trascorro dal possibile al possibile
dal finito al finito
non incontrerò mai l’impossibile
non incontrerò mai nessun fine
passando da catene di possibilità finite
ogni volta mi troverò condizionato

se il mio fine diventa l’impossibile
termine di ogni possibile
non sarò asservito dai possibili che incontrerò

ogni fatto è qualcosa di assolutamente finito
il suo potere non sarà mai assoluto
l’indistruttibilità del mio essere
rispetto ad ogni fatto
possibile finito
l’indistruttibile per principio è appunto l’impossibile
un fine finito è sempre raggiungibile
quindi distruttibile

l’impossibile rimane come l’energia che mi fa condurre
verso il processo di liberazione
i mortali che hanno questo fine
rinascono sempre
perché questo fine non li blocca
i mortali sono natali

Massimo Cacciari

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Pubblicato il
29 Settembre 2021
Ultima modifica
11 Ottobre 2021 - ora: 18:35

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