Matteo Mannucci
Dottore in Discipline Psicosociali, Dottore in Informatica Umanistica, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Conoscitore in psicosomatica
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La Divina Commedia un viaggio iniziatico
Il significato psicologico del viaggio dantesco

La Divina Commedia è un viaggio iniziatico, un percorso spirituale di crescita interiore che Dante ha voluto regalare all’umanità. Seguono alcuni appunti dell’intervento della Dott.ssa Daniela Boccassini durante l’evento: Dante e Jung: una relazione a distanza, organizzato dal Club Rotary di Ravenna.

Dante e il suo poema, affresco di Domenico di Michelino nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze (1465) – © Wikipedia

Un viaggio iniziatico

Secondo una logica alchemica tracciata nella Divina Commedia, seguendo l’approccio ermeneutico, il cosmo tutto è da intendersi come un immenso laboratorio.

La Divina Commedia rappresenta una storia di salvezza che si realizza passo dopo passo, un modo di relazionarsi al mondo che apre alla condivisione del nostro vissuto.

Il percorso seguito da Dante è un itinerario della mente verso Dio, un itinerario nella mente di Dio, come manifestazione cosmica consapevole della continuità fra sensibile e intelligibile.

Durante il viaggio iniziatico l’essere umano opera una trasmutazione del pensiero, che conduce al percorso di individuazione e alla risoluzione dell’Io.

Lettura consigliata

Nella Divina Commedia si compie quel passaggio dai luoghi della perdizione alle regioni della salvezza, il tertium non datur, il percorso di discesa nelle profondità. Nell’abbraccio del corpo gelato di Lucifero, come via nell’oltre, del naturale, pertanto infernale, percorso lungo il quale le aberrazioni, prodotte nello spazio tra conscio e inconscio, vengono ad integrarsi.

Identità individuale e collettiva

L’identità individuale partecipa consapevolmente a quel complesso relazionale che è l’universo e lo spirito, come manifestazione fenomenica dell’amore: il simbolo trasmutativo della commedia.

L’auto-conoscenza è possibile soltanto attraverso una via d’uscita dal mondo: nella selva oscura l’incontro con Virgilio, il sodalizio e la sofianica unione della mente con il corpo, o meglio della funzione sentimento e di quella sensazione.

Dante dopo la traversata infernale si incarna in un corpo nuovo, esattamente come le anime che si curano lungo le cornice del Monte del Purgatorio.

Dante e Beatrice sulle rive del Lete 1889, opera del pittore venezuelano Cristóbal Rojas – © Wikipedia

Il ricongiungimento psicofisico di Dante rende possibile la sua riunione con Beatrice, momento contrassegnato dal doppio battesimo, nella riunione di anima e spirito.

Inferno, Purgatorio e Paradiso: un significato psicologico

Una possibile lettura dell’aldilà dantesco in prospettiva junghiana è quella di vedere come nell’inferno regni incontrastata la “proiezione” e come soltanto in seguito si comprenda l’essenza stessa di ciò che costituisce la realtà nella quale le proiezioni poi vengono ritirate. Le anime conseguono la riunificazione degli aspetti consci e inconsci della loro identità.

Per passare l’inferno Dante e Virgilio attivano quel processo di rispecchiamento interiore che permette loro di identificare le radici inconsce del comportamento.

Il Purgatorio è il regno attraversato da tutti coloro che hanno compiuto la distruzione dell’ego e dei comportamenti ossessivi. Di tutti coloro che sono intenti a partecipare alla vita, che non si basano più sulla la Divina Provvidenza, piuttosto che si sentono ricongiunti e sono sostenuti da chi presiede alla vita.

Di conseguenza per queste anime l’identità si fa via via più cosciente e si unifica all’identità più sottile.
Se nell’inferno interagivano con le ombre, tenendosi a debita distanza, nel purgatorio invece la condizione delle anime purganti comporta un mutuo riconoscimento e vicendevole aiuto. Il fine è il riallineamento con l’amore, al ricongiungimento della coscienza.

Integrazione significa prendere e riconoscere la propria immagine

L’identificazione non è più con la propria immagine nello specchio, ma in quella della nostra umanità.
Questo faticoso processo di riconoscimento e di unione, conduce l’anima alle soglie della Rinascita.

Pienamente individuata, ricongiunta con il proprio inconscio, quindi con l’umanità tutta, l’anima compie la sua “Opera al Bianco” (Albedo): attraversando il fuoco; questo stadio è già un’immensa fortuna per gli esseri umani che lo riescono a raggiungere.

Dante, in cima al Monte Purgatorio, sembra suggerirci che il paradiso è un paradiso terrestre.

Dante contempla l’Empireo – © Wikipedia

Il compimento del processo di individuazione restituisce l’essere umano alla sua vera e unica natura che si opera attraverso la ricongiunzione con il femminile (Beatrice per Dante).

È disponibile per l’acquisto l’intera collana “Dante e Jung, una relazione a distanza” che racchiude gli atti del convegno.

Da non perdere questo interessante contributo di Vito Mancuso sulla condizione spirituale del nostro tempo

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Pubblicato il
27 Dicembre 2021
Ultima modifica
6 Giugno 2022 - ora: 14:42

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