Matteo Mannucci
Dottore in Discipline Psicosociali, Dottore in Informatica Umanistica, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Conoscitore in psicosomatica
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La relazione e l’amore in psicoanalisi

Secondo Balint la psicoanalisi è una sorta di esercizio psichico che aiuta l’essere umano a resistere alle sollecitazioni della vita, che rende l’Io forte alle incursioni ingovernabili che possono sconquassare e scombussolare l’esistenza umana.

La psicoanalisi infatti a partire dai primissimi incontri aiuta a oggettivare, relativizzare, non identificarsi con il proprio pensiero, né con l’attività del pensare, la psicoanalisi raccoglie proprio lo scarto del cogito Cartesiano e se ne posiziona agli antipodi.

Tuttavia nonostante il relativizzare, il fare di se stessi un oggetto, il soggetto da che l’essere è parlante esiste sempre, per Lacan come per Freud il soggetto non è l’Io, piuttosto è il soggetto dell’inconscio per dirla con Lacan, l’ingannatore per dirla con Freud.

L’Io un elemento delle relazioni oggettuali

L’io diventa un elemento tra le relazioni oggettuali del soggetto. Balint vede proprio nell’esperienza analitica una relazione inter-umana implicante due persone, analizzante e analizzato (tow bodies psycology). È cruciale per Balint la relazione oggettuale, ovvero ciò che arricchisce un oggetto per renderlo capace di soddisfare un certo bisogno; l’oggetto è ciò che satura un bisogno come la madre che soddisfa tutti i bisogni del figlio.

L’oggetto umano è un’oggetto speciale in quanto è anche colui che mi osserva, così nella relazione umana la libertà dell’individuo viene a fare i conti con l’essere oggetto dell’Altro, secondo Lacan:

L’amore nella sua forma più compiuta esige la partecipazione al registro del simbolico, diventare il limite consentito, la forma di abdicazione della libertà dell’altro, è l’esigenza che inquadra fenomenologicamente l’amore nella sua forma concreta.

La relazione, l’intersoggettività, diventa perversione quando dissolve l’essere del soggetto, il soggetto diventa un idolo per il desiderio dell’Altro; dialettica servo-padrone, è proprio su questo piano che va a collocarsi la relazione di transfert per recuperare una modalità del soggetto di porsi e di darsi che non è più congrua con i tempi del vivere.

Se c’è amore c’è sempre una relazione, quale amore?

Affinché l’amore esista, emerga, si manifesti occorre sempre una relazione, una relazione con un oggetto: l’oggetto del desiderio. Tale oggetto è a partire da Freud un “oggetto perduto”, il desiderio per “l’oggetto perduto” (seno, voce, feci) viene dall’inconscio proiettato su altri oggetti della vita, tanto è vero che un volta conquistato l’oggetto del presunto desiderio ne sorge un altro e poi un altro ancora e così via.

È proprio a questo punto, ovvero nello scacco al desiderio che sorge l’amore, l’amore dunque sussiste per sopperire alla mancanza prodotta dal desiderare qualcosa di impossibile.

Le teorie di Winnicott mostrano chiaramente come il bambino cerchi una madre “folle d’amore” che tratta il bambino come se dovesse adornare un altare spoglio, ma il bambino non sa che anche la madre, in quanto essere umano, è “bucata”, è mancante, perciò desiderante.

Non può dargli quel tutto di “pieno” a cui il bambino anela, anzi è proprio in quei casi in cui la madre si dà totalmente, entrando in fusione psichica con il bambino che si manifestano sintomi di angoscia nel bambino che si sente “asfissiare”.

La madre cosa cerca nel suo bambino? Che oggetto è l’oggetto figlio per una madre?

In qualsiasi relazione ci si dovrebbe impegnare a dare il meglio, non tutto, il meglio. (Maffei)
cit. Mario Mengheri

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Pubblicato il
15 Novembre 2022
Ultima modifica
29 Novembre 2022 - ora: 21:55

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