L’adolescenza è una rottura di equilibrio. Il cambiamento del corpo non è solo biologico: è simbolico.
- la rinuncia all’infanzia
- la spinta naturale verso l’età adulta
si crea una tensione tra tendenze contrapposte.
In questo articolo
Nostalgia del corpo infantile
La perdita dell’infanzia è vissuta come una piccola morte simbolica, ogni trasformazione evolutiva comporta:
- perdita
- lutto
- ridefinizione identitaria
In molte culture tradizionali l’adolescente veniva simbolicamente “separato” dalla comunità dei bambini attraverso riti di passaggio (Van Gennep, Turner). Nella modernità occidentale questo rito è frammentato, diluito, spesso invisibile. Eppure psichicamente il processo resta.
Il corpo adolescenziale come mediatore
Corpo adolescenziale = mediatore tra mondo interno e mondo esterno
Il corpo diventa il luogo dove si incontrano:
- mondo interno (fantasie, pulsioni, conflitti)
- mondo familiare
- mondo sociale
- coetanei
- immaginari collettivi
- mass media
Il corpo è l’interfaccia dell’identità.
Evitamento dell’intimità familiare
L’adolescente evita l’intimità fisica con i genitori, non è rifiuto affettivo, ma una separazione simbolica. Il corpo non può più essere quello del bambino toccato, accudito, baciato. In adolescenza il corpo diventa un corpo sessuato, erotizzato, esposto.
Trasformazioni rapide e lente
- Caratteristiche somatiche e sessuali → evoluzione più rapida
- Trasformazioni psicologiche → evoluzione più lenta
Questo scarto produce nuove sensazioni corporee:
- estraneità
- pericolosità
- disagio
- sgradevolezza
Da qui il ritorno allo specchio.
Il ritorno allo specchio
Il ritorno ossessivo allo specchio non è narcisismo superficiale, ma potrebbe essere un tentativo di:
- integrare la nuova immagine
- riconoscere l’unità corporea
- ricevere conferma esterna
Quando questo processo si irrigidisce può emergere la dismorfofobia.
L'anoressia e il potere inconscio della famiglia

La dismorfofobia nella famiglia anoressica Photo by Stefano Pollio on Unsplash In tutti i processi di sviluppo umano si possono verificare differenza di velocità nell’evoluzione tra
Coesistenza contrastante: intellettualizzazione e pulsione
- intellettualizzazione esagerata
- tendenze ascetiche
- problematiche sociali con centralità dei problemi corporei
- difficoltà a gestire pulsioni sessuali e aggressive
Qui vediamo la scissione tipica adolescenziale.
Da un lato:
- ideali assoluti
- purezza
- spiritualizzazione
Dall’altro:
- pulsione sessuale emergente
- aggressività
- confusione corporea
Questa coesistenza produce una possibile labilità emotiva.
La lotta per l’indipendenza
La crisi adolescenziale include la lotta d’indipendenza dai genitori e da chi incarna l’autorità, e qui si inserisce l’opposizione differenziata rispetto ai genitori. Non si tratta di un’opposizione generica, quanto piuttosto strutturale.
L’adolescente deve:
- differenziarsi
- criticare
- mettere in discussione
La “critica esagerata” verso i genitori è parte del processo di separazione.
Le crisi evolutive precedenti: una continuità strutturale
L’adolescenza non nasce dal nulla.
II stadio (1-3 anni): la crisi della opposizione
È la fase del “no”. Il bambino si oppone per affermare la propria individualità.
Segnali normali-transitori:
- testardaggine
- aggressività
- chiusura temporanea
Segnali rigidi-patologici:
- oppositività persistente
- rifiuto sociale
- regressione del linguaggio
- mancato controllo sfinterico
La crisi adolescenziale riattiva questa struttura oppositiva su un piano più complesso.
III stadio (3-6 anni): la conoscenza del mondo
Passaggio dal clan familiare alla piccola società scolastica.
Il bambino:
- consolida linguaggio
- acquisisce controllo sfinterico
- riconosce differenze sessuali
- consolida relazione triangolare (padre-madre-bambino)
Qui si struttura la crisi edipica.
Segnali patologici includono:
- enuresi
- encopresi
- tic
- ansia di separazione patologica
Questo passaggio è fondamentale per la futura adolescenza.
IV stadio (6-10 anni): il pensiero astratto e l’introspezione
Qui compare:
- pensiero astratto
- introiezione del Super-Io
- voce della coscienza
- capacità di riconoscere emozioni
Il bambino fino ai 6/7 anni non ha pieno pensiero astratto.
Esprime sofferenza con il corpo.
Solo successivamente può descriverla mentalmente, questo spiega la psicopatologia infanto-adolescenziale: Il corpo parla quando la mente non sa ancora simbolizzare.
Psicopatologia infanto-adolescenziale: corpo e simbolizzazione
Il bambino esprime la sofferenza non descrivendola, ma rappresentandola con il corpo. Il sintomo somatico è linguaggio. Mentre in adolescenza, quando emerge il pensiero astratto, la sofferenza può:
- diventare depressione verbalizzata
- trasformarsi in ideazione delirante
- strutturarsi come disturbo dell’identità
Segnali di disagio in adolescenza
L’adolescenza è caratterizzata dalla presenza di sintomi fisiologici per questa fase, che sarebbero patologici in altre età.
Segnali normali/transitori
- isolamento temporaneo
- oppositività
- oscillazioni dell’umore
- rifiuto scolastico episodico
- iperattività situazionale
- scrupolosità o disordine
- conflittualità con genitori
Sono parte della crescita.
Segnali rigidi-patologici
Area psicotica:
- marcata chiusura
- ritiro sociale grave
- aggressività persistente
- sospettosità
Area depressiva:
- caduta drastica rendimento scolastico
- ansie pervasive
- ossessività marcata
- bugia patologica
- fuga
- furto
La differenza è la rigidità.
L’adolescente e il mito dell’eroe

Il drago rappresenta:
- materno arcaico
- fusione infantile
- dipendenza
L’eroe deve affrontarlo per separarsi.
In chiave junghiana:
L’adolescenza è fase di individuazione, mentre letta in chiave psicoanalitica: è la rinegoziazione della relazione edipica.
Perfetto. Approfondiamo ora il mito dell’eroe in adolescenza in modo strutturato, integrando esempi mitologici, letture psicoanalitiche, riferimenti antropologici e connessioni cliniche.
Il mito dell’eroe come metafora della trasformazione adolescenziale
Quando parliamo di adolescenza come “lotta”, come separazione, come attraversamento di una crisi, stiamo già parlando — implicitamente — di un mito: il mito dell’eroe.
Il mito dell’eroe è una struttura archetipica universale, presente in culture tra loro distantissime.
Come ha mostrato Joseph Campbell nel suo celebre studio The Hero with a Thousand Faces, l’eroe attraversa sempre tre fasi fondamentali:
- Separazione
- Iniziazione
- Ritorno
Queste tre tappe coincidono sorprendentemente con il processo adolescenziale.
1. Separazione: il distacco dall’infanzia
L’eroe deve lasciare la casa.
Pensiamo a:
- Perseo, che lascia la madre per affrontare Medusa.
- Teseo, che parte per uccidere il Minotauro.
- Ulisse, che abbandona Itaca.
- Eracle, costretto a compiere le sue dodici fatiche.
L’eroe non può diventare tale restando nel grembo protettivo.
Esempio: San Giorgio e il drago
Nel simbolismo cristiano medievale, San Giorgio combatte il drago.
Il drago può essere letto come:
- il materno arcaico
- la fusione infantile
- la dipendenza
- l’indistinto primordiale
L’eroe deve affrontarlo non per distruggere la madre reale, ma per separarsi simbolicamente dalla fusione originaria.
In adolescenza accade lo stesso:
- critica ai genitori
- opposizione
- rifiuto dell’autorità
2. Iniziazione: la prova, il mostro, la discesa
Ogni eroe incontra un mostro, e il mostro è sempre ambiguo:
- spaventoso
- ma anche generativo
Teseo e il Minotauro
Il Minotauro vive nel labirinto, Il labirinto è simbolo dell’inconscio.
Teseo entra nel labirinto (discesa nell’ombra), affronta il mostro e ne esce grazie al filo di Arianna (funzione simbolica, legame, pensiero).
In adolescenza:
- il labirinto è il corpo che cambia
- il Minotauro è la pulsione sessuale e aggressiva
- il filo di Arianna è la capacità di simbolizzare
Senza filo, si rimane intrappolati.
3. La nostalgia del materno: il drago non è solo nemico
Una lettura troppo semplicistica vedrebbe il mito come pura lotta, ma in molte versioni il mostro ha origine materna. Per esempio il Minotauro nasce da un’unione “deviata” e il drago spesso custodisce un tesoro.
Il mostro protegge sempre qualcosa di prezioso.
In adolescenza la fusione infantile è:
- limitante
- ma anche rassicurante
Separarsi significa perdere protezione, ecco perché l’adolescente vive ambivalenza:
- desidera libertà
- teme solitudine
Il mito di Edipo: la rinegoziazione del triangolo
Il mito di Edipo è centrale per la psicoanalisi. Edipo uccide il padre e sposa la madre senza saperlo, ma in adolescenza il mito non si ripete in forma tragica: si rielabora.
La fase adolescenziale riattiva la questione edipica:
- chi sono io rispetto ai miei genitori?
- chi desidero?
- quale posto occupo?
Se la crisi edipica infantile è stata sufficientemente elaborata, l’adolescente può:
- spostare il desiderio verso l’esterno
- costruire relazioni esogamiche
- formare un’identità autonoma
Se non lo è stata, il conflitto può irrigidirsi.
Eracle: la fatica come trasformazione
Le dodici fatiche di Eracle sono un altro esempio illuminante.
Ogni fatica implica:
- confronto con una forza primordiale
- dominio della pulsione
- civilizzazione dell’istinto
Pensiamo al leone di Nemea: Eracle non può ucciderlo con armi, deve strangolarlo.
È il confronto diretto con la forza bruta.
In adolescenza:
- la pulsione sessuale
- l’aggressività
- l’impulsività
sono il “leone”. L’adolescente deve imparare a integrarle, non a distruggerle.
Antropologia del rito: l’eroe come iniziato
Nelle società tradizionali, il passaggio all’età adulta prevedeva prove:
- isolamento nel deserto
- digiuno
- prove di coraggio
- scarificazioni
Questi riti trasformavano simbolicamente il giovane in adulto, ma nella modernità occidentale questi riti sono assenti. La prova ora si sposta:
- nel gruppo dei pari
- nella trasgressione
- nel rischio
- nell’autolesionismo
L’adolescente cerca inconsciamente una prova iniziatica.
Il viaggio dell’eroe come struttura psicologica
Carl Gustav Jung avrebbe parlato di archetipo.
L’eroe rappresenta:
- il Sé in formazione
- la tensione verso l’individuazione
- la separazione dall’Ombra
In adolescenza l’Ombra è:
- aggressività
- sessualità
- invidia
- distruttività
Se l’Ombra viene negata, ritorna in forma sintomatica, se invece viene integrata, produce una crescita.
Esempi moderni: l’eroe contemporaneo
Anche la narrativa moderna ripropone la stessa struttura.
- Harry Potter deve separarsi dal mondo babbano e affrontare Voldemort (ombra, padre negativo).
- Luke Skywalker affronta Darth Vader (padre-ombra).
- Nei romanzi di formazione, il protagonista lascia la casa e attraversa prove.
La struttura archetipica non cambia, ciò che cambia è il linguaggio simbolico.
Adolescenza come attraversamento del drago
L’adolescenza è quindi:
- separazione
- prova
- rinegoziazione del legame
- integrazione dell’Ombra
- ritorno simbolico con nuova identità
Il ragazzo o la ragazza che attraversa la crisi non è “problematico”: è in viaggio.
Quando il mito si blocca
Il problema non è la lotta, ma l’arresto.
Se l’eroe:
- rifiuta la separazione
- non affronta il mostro
- rimane nel labirinto
- distrugge il filo
allora la crisi può diventare patologia.
- ritiro sociale
- dipendenza patologica
- acting out distruttivo
- identità frammentata
Il mito dell’eroe non parla di forza fisica, ma di trasformazione. L’eroe adolescenziale:
- combatte il drago della dipendenza
- attraversa il labirinto delle pulsioni
- integra l’Ombra
- ritorna con un’identità nuova
L’adolescenza è il viaggio eroico per eccellenza.
Conclusione: attraversare la crisi
La crisi evolutiva adolescenza sintomi e significato psicologico non va letta come deviazione ma come processo.
La crescita è inveitabile conflitto.
L’adolescenza è una fase in cui:
- sintomi possono essere fisiologici
- il corpo diventa linguaggio
- l’opposizione è strumento di separazione
- il lutto dell’infanzia è necessario
Solo attraversando questa crisi la persona può diventare adulta. È la spinta alla crescita, a trascendere è una chiamata che può avvenire in qualsiasi fase della vita, non solo in adolescenza. Il drago riappare ogni volta che siamo difronte ad un conflitto, una possibile perdita verso un’altrettanta possibile trasformazione.

Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica
