In questo articolo
Introduzione: oltre l’etichetta diagnostica
Quando si parla di disturbo borderline di personalità, si entra in uno dei territori più complessi e fraintesi della psicopatologia contemporanea.
Il termine “borderline” nasce storicamente per indicare una condizione al confine tra nevrosi e psicosi, ma nel tempo ha assunto un significato più strutturale, legato a una particolare organizzazione della personalità.
Il disturbo borderline di personalità (DBP)

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un termine relativamente recente, è stato coniato negli Stati Uniti intorno agli anni ’30 del novecento. Il disturbo borderline di personalità fu introdotto
Non si tratta semplicemente di una categoria del DSM, ma di un modo specifico di funzionare psichicamente, caratterizzato da:
- debolezza dell’Io
- uso di difese primitive
- relazioni oggettuali instabili
- diffusione dell’identità
L’espressione “organizzazione di personalità borderline”, coniata da Otto Kernberg negli anni Sessanta e Settanta, ha avuto il merito di spostare l’attenzione dalla mera sintomatologia comportamentale alla struttura profonda della mente.
Per comprendere davvero l’organizzazione di personalità borderline sintomi e trattamento, occorre integrare prospettive cliniche, storiche, antropologiche e persino simboliche.
Origine storica del concetto di borderline
Il termine “borderline” compare nella letteratura psichiatrica già negli anni Trenta, ma è negli anni Sessanta e Settanta che assume una definizione teorica precisa.
Kernberg e l’organizzazione borderline
Otto Kernberg (1967, 1975) introdusse il concetto di organizzazione di personalità borderline per descrivere pazienti che presentavano:
- debolezza dell’Io
- operazioni difensive primitive
- relazioni oggettuali problematiche
Non si trattava di psicosi, perché il contatto con la realtà era generalmente preservato. Non si trattava neppure di nevrosi classica, perché il livello di integrazione dell’identità risultava fragile e frammentato.
Secondo Kernberg, il nucleo del problema risiede nell’incapacità di integrare rappresentazioni positive e negative del Sé e dell’Oggetto.
Questa mancata integrazione produce:
- oscillazioni emotive estreme
- idealizzazione e svalutazione
- relazioni instabili
- intensa paura dell’abbandono
Per approfondire l’approccio strutturale di Kernberg, si può consultare il sito della International Society of Transference-Focused Psychotherapy: https://istfp.org
Aspetti eziologici e psicopatologici
La letteratura psicoanalitica ha individuato tre principali modelli interpretativi.
1. La priorità del conflitto (Kernberg, 1975)
In questo modello il problema centrale è il conflitto tra introiezioni positive e negative non integrate.
Il bambino interiorizza immagini della figura di accudimento come “tutta buona” o “tutta cattiva”. In condizioni evolutive favorevoli, queste immagini vengono integrate. Nel borderline, invece, rimangono scisse.
La scissione diventa il meccanismo difensivo centrale.
CIPA: Psicoanalisi e stati primitivi/creativi della mente
Consiglio la visione di questo ottimo contributo pubblicato sul canale youtube del CIPA https://youtu.be/coSgevmPxfY?si=xGwuMw8VslrBRNZl Qui la trascrizione del video: Introduzione e Saluti Allora, io saluto tutti e soprattutto i nostri
2. La priorità del deficit (Buie e Adler, 1985)
Qui l’accento non è sul conflitto ma sulla mancanza: il soggetto non avrebbe interiorizzato un introietto stabile e consolante.
Manca un oggetto interno capace di sostenere nei momenti di solitudine o separazione.
L’angoscia non nasce solo da conflitto pulsionale, ma da una carenza strutturale.
3. La depressione abbandonica (Masterson, 1975)
Masterson descrive il conflitto tra:
- paura dell’abbandono
- paura della fusione simbiotica
Il borderline si muove in un pendolo continuo tra bisogno disperato dell’altro e terrore di perdere la propria identità.
Manifestazioni cliniche: la debolezza dell’Io
Nei pazienti borderline osserviamo:
Incapacità di posticipare la scarica degli impulsi
La regolazione affettiva è fragile. L’ansia tende a essere evacuata attraverso l’azione.
Scivolamento verso il pensiero primario
Pur mantenendo il contatto con la realtà, nei momenti di stress il soggetto regredisce a modalità di funzionamento più arcaiche.
Operazioni difensive primitive
Le principali difese includono:
- scissione
- idealizzazione primitiva
- svalutazione
- onnipotenza
- identificazione proiettiva
L’identificazione proiettiva, concetto elaborato da Melanie Klein, implica l’espulsione di parti del Sé nell’altro per controllarle.
Relazioni oggettuali e diffusione dell’identità
L’incapacità di integrare rappresentazioni positive e negative genera una grave diffusione dell’identità.
Il Sé non appare coeso, ma frammentato.
Il soggetto può sentirsi:
- diverso a seconda del contesto
- privo di continuità interna
- vuoto
- privo di direzione esistenziale
Questa diffusione dell’identità non è solo psicologica, ma profondamente esistenziale.
Digressione antropologica: identità frammentata e modernità
Se allarghiamo lo sguardo, possiamo chiederci: il borderline è solo un disturbo individuale o riflette anche una crisi culturale?
La modernità liquida, descritta da Zygmunt Bauman, è caratterizzata da:
- instabilità relazionale
- fluidità identitaria
- precarietà
In un mondo che chiede continua reinvenzione, la coesione dell’identità diventa una conquista fragile. Alcuni autori hanno ipotizzato che l’aumento delle diagnosi borderline sia legato a mutamenti socio-culturali.
Obiettivi della psicoterapia individuale
Secondo Gabbard (1990), gli obiettivi del trattamento includono:
a) Rafforzamento dell’Io
Consentire al paziente di:
- tollerare meglio l’ansia
- controllare gli impulsi
- differenziare emozione e azione
b) Integrazione delle rappresentazioni scisse
Favorire una visione più coerente di Sé e degli altri.
c) Costruzione di un introietto contenente-confortante
Affinché la separazione possa essere tollerata senza collasso.
Il trattamento intensivo
Waldinger e Gunderson (1987) indicano alcuni principi fondamentali:
- Stabilità della cornice
- Maggiore attività del terapeuta
- Tolleranza del transfert negativo
- Collegamento tra emozioni e azioni nel presente
- Contenimento degli acting out
- Attenzione costante al controtransfert
Il controtransfert con pazienti borderline può essere intenso e destabilizzante.
Transfert e controtransfert
Il transfert borderline è caratterizzato da:
- idealizzazione improvvisa
- rapida svalutazione
- richieste intense di rassicurazione
Il terapeuta deve tollerare attacchi, rabbia, delusione, senza reagire in modo difensivo.
Digressione psicoanalitica: scissione e mito
Il tema della scissione non è solo clinico, ma mitico. Pensiamo alla figura di Giano bifronte: due volti che guardano direzioni opposte. O al mito di Narciso, sospeso tra amore di sé e perdita nell’immagine riflessa. La scissione appartiene alla condizione umana, ma nel borderline diventa un’organizzazione dominante.
Il concetto di organizzazione
Parlare di organizzazione significa riconoscere una coerenza interna, non si tratta di un caos, ma di un equilibrio alle volte anche fragile. La struttura borderline rappresenta così una modalità stabile di difendersi dall’angoscia.
Identità e continuità del Sé
Erik Erikson definiva l’identità come senso di continuità interna, mentre nel borderline questa continuità si incrina.
Il soggetto può sperimentare:
- vuoto cronico
- cambiamenti radicali di valori
- instabilità lavorativa e affettiva
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Chi sono io? la domanda al centro di tutto Viviamo in un’epoca in cui l’identità personale è continuamente esaltata e, allo stesso tempo, messa in crisi. I social media ci
Il ruolo dell’ambiente precoce
Molti studi evidenziano correlazioni con:
- attaccamento disorganizzato
- traumi relazionali
- invalidazione emotiva
Per approfondire la teoria dell’attaccamento: https://www.simplypsychology.org/attachment.html
Psicoterapia espressiva e supportiva
Il trattamento non è solo interpretativo, ma serve una mescolanza di interventi:
- supportivi (contenimento, stabilizzazione)
- espressivi (interpretazione del transfert)
Borderline e cultura contemporanea
Viviamo in un’epoca che enfatizza:
- emozione immediata
- esposizione pubblica del Sé
- relazioni digitali instabili
Alcuni tratti borderline sembrano amplificati dai social media.
Prognosi e possibilità di integrazione
Contrariamente al pessimismo storico, oggi sappiamo che:
- molti pazienti migliorano significativamente
- la struttura può evolvere
- l’identità può integrarsi
La psicoterapia strutturale, la mentalization-based therapy e la dialectical behavior therapy hanno mostrato efficacia.
Per informazioni sulla DBT:
https://behavioraltech.org/resources/faqs/dialectical-behavior-therapy-dbt/
Conclusione
L’organizzazione di personalità borderline sintomi e trattamento non può essere ridotta a una lista di criteri diagnostici.
È una modalità complessa di organizzare l’esperienza affettiva e relazionale.
Comprenderla significa:
- integrare conflitto e deficit
- riconoscere la centralità dell’identità
- tollerare l’ambivalenza
- costruire coesione interna
La cura non consiste nell’eliminare l’intensità emotiva, ma nel renderla pensabile.
E forse, in questo senso, il borderline ci insegna qualcosa di universale: l’identità non è un dato, ma un processo continuo di integrazione.
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Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica
