In questo articolo
Introduzione: cosa cambia davvero in terapia?
Ogni terapeuta, prima o poi, si pone questa domanda:
È l’interpretazione che cura? O è la qualità emotiva della relazione?
La tradizione psicoanalitica classica ha posto l’interpretazione al centro del dispositivo terapeutico. La scoperta del significato inconscio veniva considerata l’atto trasformativo per eccellenza.
Eppure l’esperienza clinica e le ricerche contemporanee suggeriscono qualcosa di più complesso. Forse la vera questione non è scegliere tra le due opzioni, ma comprendere come e quando ciascuna opera.
L’interrogativo interpretazione o condivisione emotiva in psicoterapia è il cuore del lavoro clinico.
Breve digressione storica: il primato dell’interpretazione
Freud costruisce la psicoanalisi su un presupposto fondamentale: rendere conscio l’inconscio.
L’Attività Psichica e il Processo di Presa di Coscienza La teoria di Freud sulla psiche spiega come l’attività mentale sia un intreccio complesso di percezioni, rappresentazioni e dinamiche inconsce. Un elemento fondamentale è il processo attraverso cui qualcosa diventa cosciente, trasformando le esperienze interne in rappresentazioni accessibili alla mente consapevole. Il Ruolo delle rappresentazioni verbali …Teoria di Freud sulla psiche

L’interpretazione dei sogni, dei lapsus, delle associazioni libere diventa lo strumento privilegiato.
Per Freud l’idea è: il sintomo è un compromesso, una formazione simbolica che cela un desiderio rimosso. Svelarne il significato libera energia psichica.
In questa prospettiva, l’interpretazione è un atto quasi chirurgico, ma Freud stesso, negli ultimi scritti, riconosceva i limiti della tecnica puramente interpretativa.
Jung e l’esperienza emotiva del simbolo
Jung introduce una prospettiva diversa: il simbolo non è qualcosa da decifrare, ma qualcosa di cui fare esperienza.
Per esempio chiedere al paziente cosa può suscitare un sogno, un racconto, una fantasia, non significa chiedere cosa significa. Non è imposizione di senso, ma una facilitazione dell’esperienza simbolica.
Galimberti, in Psichiatria e Fenomenologia, illsutra efficacemente il concetto di simbolo per Jung.
Legge Jung come colui che tenta di oltrepassare i limiti del modello causalistico e naturalistico della psicoanalisi freudiana, avvicinandosi a una prospettiva fenomenologica, pur senza liberarsene completamente.
Secondo Galimberti, Jung critica Freud perché i suoi concetti teorici finiscono per “fare violenza” ai dati psichici immediati, costringendo l’esperienza entro schemi troppo astratti e riduttivi.
Per questo Jung insiste sulla necessità di attenersi rigorosamente ai fenomeni psichici così come si manifestano. Da qui nasce l’idea che il fine della psicoterapia non sia semplicemente la scarica o sublimazione della libido, ma l’autorealizzazione dell’individuo attraverso il processo di individuazione.
L’individuazione viene descritta come la progressiva assunzione consapevole di tutte le possibilità vitali dell’uomo. Essa non conduce a un ripiegamento egoistico sull’Io, ma include il rapporto con il mondo e con gli altri.
Il Sé, infatti, è più ampio dell’Io freudiano: racchiude dimensioni ulteriori dell’esistenza e rappresenta la totalità possibile dell’uomo. In questo senso Galimberti collega Jung a Heidegger e a Jaspers: il Sé appare come una struttura esistenziale originaria, legata all’essere-nel-mondo e alla co-appartenenza con gli altri.
Il simbolo come forma di comprensione della realtà

Introduzione – Perché oggi il simbolo è tornato centrale Viviamo in un’epoca che spiega molto e però sembra comprendere poco. Algoritmi, neuroscienze, big data e modelli predittivi hanno esteso enormemente la nostra capacità di spiegazione causale, ma hanno lasciato scoperta – e spesso svalutata – la dimensione del senso. È in questo scarto che il …
Jung distingue radicalmente simbolo e segno:
- Il segno rinvia semplicemente a qualcos’altro
- il simbolo invece esprime e partecipa di ciò che significa
Non riduce il senso, ma lo apre verso ulteriori possibilità di significato che non possono essere completamente espresse concettualmente.
Il simbolo, quindi, non è allegoria né travestimento di contenuti sessuali rimossi, come nella lettura freudiana: è la manifestazione di una totalità di senso ancora incompiuta.
Galimberti insiste su questo aspetto: nel simbolo è coinvolta la totalità dell’esistenza umana. Per questo la paura dei serpenti, nell’esempio, non è semplicemente il “segno” di un contenuto fallico rimosso, ma l’espressione simbolica di una più ampia configurazione esistenziale della persona.
Il simbolo rinvia dunque a una verità dell’esistenza e non a una semplice causa nascosta.
Attraverso la distinzione tra segno e simbolo, Jung sembrerebbe allora aprire la psicologia alla dimensione del significato e dell’esistenza.
La ricerca contemporanea: i fattori comuni
Michael Lambert e altri ricercatori hanno mostrato che una parte significativa del cambiamento terapeutico dipende da fattori comuni:
-
alleanza terapeutica
-
empatia
-
aspettativa positiva
-
qualità della relazione
Le tecniche specifiche incidono, ma meno di quanto si pensasse. Questo dato non svaluta l’interpretazione, ma ridimensiona la sua centralità esclusiva.
Il primo incontro: momento ad alta intensità emotiva
Quando un paziente chiede un appuntamento, l’emozione è in salita, infatti il primo incontro può caricarsi di:
-
ansia
-
speranza
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paura
-
vulnerabilità
Molti pazienti ricordano con chiarezza il clima emotivo dei primi colloqui, più che le interpretazioni ricevute. Questo suggerisce che il processo trasformativo inizia prima dell’analisi del contenuto.
Il rischio dell’interpretazione precoce
L’interpretazione può essere utile, ma anche pericolosa.
Se proposta troppo presto può:
-
essere vissuta come invasiva
-
attivare difese
-
interrompere l’alleanza
Soprattutto nei funzionamenti alessitimici o psicotici freddi, l’interpretazione può essere percepita come intrusione. Il paziente non ha ancora gli strumenti simbolici per accoglierla.
Alessitimia e funzionamento psicotico freddo

Introduzione: quando il paziente parla ma non si sente nulla Ci sono pazienti che raccontano la propria vita con precisione millimetrica. Descrivono fatti, circostanze, dettagli. Forniscono cronologie esatte. Espongono dati. Eppure, mentre parlano, qualcosa manca. Non è l’informazione che manca, ma l’emozione. Il clinico esperto percepisce una sensazione particolare: una freddezza relazionale che non è …
Il controtransfert come bussola
La condivisione emotiva passa attraverso il controtransfert. Il terapeuta può sentire:
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gelo
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rabbia
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tristezza
-
confusione
Queste risonanze sono strumenti, se il terapeuta le riconosce e le elabora, può restituire al paziente un’esperienza emotiva pensata. Non è un’interpretazione esplicita, ma una presenza trasformativa.
Lavorare sui sogni: cosa suscita, non cosa significa
Nel lavoro sui sogni possiamo distinguere due modalità:
-
Ricerca del significato simbolico oggettivo
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Esplorazione dell’esperienza emotiva soggettiva
Domande utili:
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Cosa ha provato nel sogno?
-
Cosa ha provato al risveglio?
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Cosa sente ora raccontandolo?
Questa modalità favorisce la mentalizzazione, il sogno diventa così uno spazio di esperienza condivisa, non un enigma da risolvere.
Condivisione emotiva: cosa significa davvero?
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riconoscere l’emozione emergente
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restituirla in forma pensabile
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tollerare il silenzio
-
non forzare il senso
Un esempio clinico:
Paziente: “Sono andata in pizzeria e ho notato il rosso della pizza.”
Terapeuta: “Mi sembra che quel rosso l’abbia sorpresa.”
Qui non c’è interpretazione strutturale, ma un rispecchiamento.
Quando l’interpretazione è necessaria
L’interpretazione resta uno strumento essenziale quando:
-
l’alleanza è solida
-
il paziente ha capacità simbolica
-
il momento evolutivo lo consente
In queste condizioni, l’interpretazione può ampliare la consapevolezza collocandola nel tempo giusto.
Funzione trascendente: integrazione tra parola ed emozione
Jung parla di funzione trascendente come nascita di un terzo elemento dall’unione degli opposti.
Nel nostro tema gli opposti sono:
-
interpretazione (pensiero)
-
condivisione emotiva (affetto)
La trasformazione avviene quando questi due poli dialogano.
Un’interpretazione senza relazione è sterile, e una relazione senza pensiero può diventare collusiva.
L’illusione dell’onnipotenza tecnica
Alcuni terapeuti si rifugiano nell’interpretazione per evitare l’angoscia del contatto emotivo, mentre altri si rifugiano nell’empatia per evitare il conflitto interpretativo. Entrambe le posizioni possono diventare difese del terapeuta, perciò la maturità clinica richiede integrazione.
Interpretazione o condivisione emotiva in psicoterapia: criteri orientativi
Per orientarsi occorre considerare:
-
livello strutturale del paziente
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capacità simbolica
-
intensità dell’alleanza
-
momento del percorso
-
risonanze controtransferali
Conclusione: il cuore del cambiamento
La domanda interpretazione o condivisione emotiva in psicoterapia non ha una risposta dicotomica. Piuttosto la trasformazione avviene quando:
-
il paziente si sente visto
-
l’emozione viene riconosciuta
-
il pensiero trova parola
-
il simbolo viene vissuto
L’interpretazione illumina
La relazione scalda
Senza luce si resta nell’ombra
Senza calore si resta nel gelo
La psicoterapia autentica tiene insieme entrambe.
Appunti di una lezione in AIPA, 18 Febbraio 2026, Psicopatologia dello sviluppo, didatta F. Montecchi

Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica

