14 luglio 2024 – Abbiamo appena lasciato la Scozia.
Da giorni sentivo il desiderio di fermarmi a scrivere un pensiero su questi luoghi attraversati in un viaggio “on the road” di quattordici giorni e mille miglia. Ho scelto l’immagine del cardo, pianta fiera e spinosa, simbolo di questa terra ma presente anche nel nostro paese. È una somiglianza che unisce ciò che è lontano.

Il cardo
In questo articolo
La Scozia come fiore spinoso
La Scozia è proprio così: un fiore spinoso. Non si concede facilmente. È ostile, ventosa, piovosa, fredda; eppure, quando si trova il coraggio di avvicinarla, rivela una bellezza incontaminata che forse potrà preservarsi proprio grazie alla sua asprezza e austerità.
Per raggiungerne l’essenza occorre muoversi con delicatezza, osservarla senza pretendere, come si fa con un cardo.
In questo spirito ho sentito rispecchiarmi. Non sono stato io a scegliere la Scozia: è stata mia moglie a propormi questa meta per il nostro viaggio di nozze, e per me è stato un semplice, naturale “ok”. Quando posso, mi piace affidarmi, e quando sento che posso fidarmi lo faccio volentieri: spesso l’affidamento porta con sé qualcosa di buono. Con noi c’erano le nostre figlie, piccole compagne instancabili. Non si sono risparmiate in camminate, scalate, traversate. Hanno collaborato nella pioggia e nel sole, adattandosi con una vivace genuinità che ha fatto funzionare il viaggio. Avevano un compito importante: imparare ad adattarsi.
Il viaggio: un anello attraverso terre antiche
Siamo partiti da Edimburgo e, in auto, abbiamo percorso tutta la costa ovest fino al Nord. Abbiamo visitato l’isola di Eigg, raggiunto le Orcadi, e siamo ridiscesi verso Sud attraverso la grande foresta dei Cairngorms. Tornare a Edimburgo, dopo due settimane di piccoli spostamenti quotidiani, ci ha fatto scoprire un sapore nuovo della città, un sapore che il primo giorno non avevamo potuto cogliere.

Nel Cairngorms
Piccoli eventi straordinari
Sono accadute anche piccole cose straordinarie, quasi dei segni:
- La prima sera a Edimburgo abbiamo cenato con un Pad Thai: birra thailandese Singer con tanto di manifesto sulla meditazione Theravada, la pratica che seguo da anni.
- Nel tardo pomeriggio, nella foresta di Stirling, mia figlia trova una sterlina. Più tardi servirà per una doccia in campeggio, perché il gettone non funzionava, così una signora le regala tre sterline. La bambina si ritrova la sua moneta triplicata.
- Raggiungiamo Eigg (isola remota): qui festeggio una tappa personale: 1300 giorni di meditazione. Il mattino successivo, dopo aver meditato su un piccolo poggio, al mio ritorno trovo un gruppo di capre. Ci salutiamo.
- In un intreccio di sbadataggini – un fornello lasciato acceso, un orecchino perduto – rientro in casa proprio mentre mia moglie scopre di aver cotto sei uova su una fiamma che credeva spenta (invece io l’avevo lasciata accesa). Una frittata immangiabile che mangio solo io. Un piccolo caos che non diventa disastro. (Agni, è chiamato in India la divinità del fuoco)

Agni (immagine tratta da Wikipedia)

Un ariete, appare dopo la meditazione
Concludiamo il viaggio tornando a cena nello stesso Pad Thai della prima sera. Stavolta conservo l’etichetta della birra come ricordo.
Infine in aereo, la piccola pigna raccolta nella foresta dei Cairngorms – una pigna simile a un cairn – si apre per l’altitudine; un ultimo segno si dischiude.
Coscienza, archetipi e trasformazione
Durante il viaggio emergono riflessioni sulla coscienza.
Dal paramecio all’essere umano, ogni essere vivente possiede una forma di co-conoscenza: riceve informazioni, si adatta, evolve.
Nell’essere umano questa coscienza diventa auto-coscienza e permette di percepire piani che vanno oltre i cinque sensi. In Oriente si annovera un sesto senso: la mente.
Coscienza: il ponte tra corpo e mente

Perché parlare di coscienza oggi Parlare di coscienza è affascinante e, insieme, ingrato. È uno dei problemi più difficili della scienza e della filosofia: sfugge a definizioni nette, non si
Perché questa consapevolezza emerga è necessario che nella psiche si attivino i giusti archetipi, capaci di orientare l’energia interiore verso un percorso di esercizio e trasformazione; se gli archetipi non si costellano, la mente non accede.
Psicologia del profondo e archetipi: Lo psicoide

L’archetipo in sé: la sua essenza psicoide L’archetipo è un principio che precede il mentale e il corporeo, un elemento fondamentale della psiche che risale alle origini della coscienza umana.
La premessa per costellare la psiche si fonda nel dialogo con l’inconscio, incontrare l’ombra, integrarla. Solo così possiamo accedere a un’autentica realtà umana.
L’immagine da costellare non è da creare: è da illuminare, riconoscere, riscoprire.
Significa aderire alla propria immagine originaria, abbandonando almeno in parte le varie identità (ruoli) che la società ci consegna e ai quali poi ci attacchiamo per paura di non esistere.
Occorre morire a sé stessi per ritrovare l’immagine del sogno collettivo che siamo, restare un po’ fuori dallo spirito del tempo per incontrare quello del profondo.
“Muoversi con i passi dell’infinito”, scrive Kierkegaard
Aderire alla propria immagine
In natura ogni essere aderisce alla propria immagine: lo scoiattolo fa lo scoiattolo, il cervo fa il cervo, la quercia fa la quercia.
L’uomo, privo di istinti, deve ritrovare negli archetipi la propria spinta naturale, scegliendo di essere esattamente ciò che è.
Allora i mali saranno guariti
E la libertà, finalmente, ritrovata
Pietre in equilibrio
A questo viaggio scozzese aggiungo anche il ricordo di un mio concittadino che, proprio in questi giorni, si trovava in Scozia per disputare l’European Land Art Festival & Rock Stacking Championships sfidando artisti provenienti da tutto il mondo con le sue pietre in equilibrio.
L'arte dei sassi impilati (Cairn)

La prima volta che ho visto questo tipo di scultura è stato nell’agosto del 2014 quando raggiunsi insieme alla mia compagna Capo Nord. Capo Nord Li
Forse era proprio questo il simbolo finale: trovare il punto in cui tutto sta in piedi, senza crollare, in perfetto equilibrio con ciò che siamo.
«Il pensiero sincronico, che in Cina è il modo classico di pensare, è un pensare per campi, per così dire. Nella filosofia cinese questo pensiero si è sviluppato e articolato molto più che nelle altre civiltà; lì la domanda non è perché sia accaduto qualcosa, o quale fattore abbia causato un certo effetto, ma: quali eventi amano accadere insieme, in un modo significativo e nello stesso momento? I cinesi si chiedono sempre: “Cosa tende ad accadere insieme nello stesso tempo?”. Perciò il centro del loro concetto di campo è un istante temporale in cui sono stretti gli eventi a, b, c, d, e così via. […] Richard Wilhelm lo spiega molto bene nella sua introduzione all’I Ching, dove parla di complesso di eventi che occorrono in un certo istante temporale. Nel nostro pensiero causale noi abbiamo compiuto una grande separazione tra eventi psichici ed eventi fisici, e siamo in grado di osservare solo eventi fisici che producono altri eventi fisici, o che si condizionano a vicenda, a loro volta incidendo su eventi psicologici». (M. L. Von Franz, Divinazione e Sincronicità, pp. 10-11, Edizioni Tlon, Roma)
Fisica quantistica e interconnessione

Introduzione: dalla divulgazione alla scoperta di sé In questo articolo esploreremo due aspetti centrali: L’olismo, ovvero l’idea che l’intero sia più della somma delle parti L’interconnessione, resa celebre dal fenomeno

Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica
