In questo articolo
Introduzione
Nel pensiero occidentale, dominato per secoli dalla logica e dalla razionalità verbale, l’immagine è stata spesso relegata a un ruolo secondario: elemento decorativo, sogno infantile, fantasia da domare.
Eppure, a uno sguardo più profondo – psicologico, archetipico, neurobiologico – emerge un’altra verità: l’immagine è una forma primaria del pensare.
Pensare per immagini: una forma primaria di coscienza
L’immaginazione non è la facoltà di rappresentare ciò che non esiste. È la facoltà di vedere ciò che esiste in profondità. James Hillman
Il pensiero per immagini è la modalità originaria attraverso cui l’essere umano elabora l’esperienza prima ancora della parola.
Fin dall’infanzia, prima ancora di saper parlare, impariamo a riconoscere volti, a intuire emozioni, a fantasticare. Sogniamo, visualizziamo, costruiamo mondi mentali che ci orientano nel mondo reale.
Immagini interiori e psiche: Jung, Hillman e Bachelard
Carl Gustav Jung fu tra i primi a rivalutare l’immagine come espressione dell’inconscio. Nei suoi scritti l’immagine archetipica è un contenitore di energia psichica, una realtà autonoma che non va spiegata, ma ascoltata, contemplata, integrata. La sua tecnica dell’immaginazione attiva è fondata proprio su questo: lasciare che l’immagine “parli”, si sviluppi, si trasformi.
L’anima: con Jung alla scoperta del nostro mistero interiore

L’anima esiste? Il 6 dicembre 2013 prendeva vita una provocazione intellettuale: L’anima non abita più qui. A distanza di dodici anni, la domanda torna, ma sotto forma di dubbio fertile:
Anche James Hillman, allievo eterodosso di Jung, spinge oltre questo concetto: per lui la psiche è immagine, e fare psicologia significa fare anima attraverso l’immaginare. Non si tratta di interpretare l’immagine, ma di seguirla, di lasciarsene trasformare.
Psicoanalisi: Cos'è il daimon?

Origine del termine “daimon” Il termine “daimon” ha radici nella mitologia greca e può assumere diverse sfumature di significato a seconda del contesto. In psicoanalisi, il concetto di “daimon” può
Gaston Bachelard, filosofo e poeta della materia, afferma che l’immaginazione non è evasione dalla realtà, ma “uno strumento di conoscenza”, capace di svelare il reale in forme nuove.
Spontaneità e profondità dell’immagine
Nel contesto clinico, le immagini interiori non sono semplici rappresentazioni, ma affetti condensati, pensieri visivi che precedono la parola, spesso radicati in esperienze corporee e memorie antiche.
Emergono:
- nei sogni
- nelle fantasie
- nelle rêverie del terapeuta
- nei racconti immaginativi dei pazienti
Accogliere un’immagine in terapia significa accogliere una parte dell’altro che non può ancora parlare, ma che già chiede ascolto e trasformazione.
CIPA: Psicoanalisi e stati primitivi/creativi della mente
Consiglio la visione di questo ottimo contributo pubblicato sul canale youtube del CIPA https://youtu.be/coSgevmPxfY?si=xGwuMw8VslrBRNZl Qui la trascrizione del video: Introduzione e Saluti Allora, io saluto tutti e soprattutto i nostri
Il cervello bipolare: due emisferi, due modi di essere
Nel cervello umano convivono due emisferi che non pensano nello stesso modo. Questa non è solo una constatazione anatomica, ma un paradigma fondamentale per comprendere la mente e la cura.
- L’emisfero sinistro è specializzato nella logica, nel linguaggio, nella linearità e nel dettaglio
- L’emisfero destro è più silenzioso, ma potentissimo: lavora in modo globale, visivo, relazionale, intuitivo. È lui a gestire immagini, emozioni, ritmo, tono, metafore, musica e contesto
Come scrive Iain McGilchrist, psichiatra e neuroscienziato autore de The Master and His Emissary, “il cervello destro è il maestro, il sinistro è il suo emissario”. Ma nella cultura occidentale, l’emissario ha usurpato il trono.
Split Brain: Il doppio cervello

La valenza euristica dei casi clinici Con la guerra mondiale si moltiplicarono in maniera estrema i casi di ferite, lesioni unilaterali di cui era possibile indagare in maniera specifica gli
Il pensiero immaginale e l’emisfero destro
Il pensiero per immagini nasce nel cervello destro, è un pensiero incarnato, affettivo, integrato. Non è fatto di parole, ma di forme, sensazioni, intuizioni.
- È il pensiero che sogna
- È il pensiero che coglie l’intero prima della parte
- È il pensiero che cura prima di spiegare
In psicoterapia, è l’attivazione dell’emisfero destro a rendere possibile la trasformazione.
Cosa avviene nella relazione terapeutica?
La relazione analitica efficace avviene spesso nell’emisfero destro dell’uno e dell’altro. Le immagini che emergono nel transfert o nelle rêverie sono modalità di comunicazione non verbale che precedono ogni interpretazione.
Quando il terapeuta accoglie e rispecchia queste immagini, non sta solo ascoltando con le orecchie, ma con il corpo, il volto, l’immaginazione.
Il transfert nella psicoterapia contemporanea: verità, responsabilità e relazione

Il transfert oggi: una questione di verità emotiva Il transfert nella relazione analitica è senza dubbio una delle nozioni centrali – se non la nozione centrale – dell’esperienza psicoterapeutica e
Default Mode Network: il cervello a riposo crea immagini
Negli ultimi vent’anni, le neuroscienze hanno individuato una rete cerebrale molto particolare: la Default Mode Network (DMN).
Questa rete entra in funzione:
- quando fantastichiamo
- quando sogniamo a occhi aperti
- quando ricordiamo
- quando immaginiamo il futuro
- durante la meditazione e la riflessione interna
Il cervello a riposo è tutt’altro che inattivo: genera storie, scenari, immagini, emozioni. È uno stato in cui l’esperienza si rielabora e si organizza visivamente.
Il sogno a occhi aperti come forma di cura
Le ricerche (Raichle, Fox, Christoff) mostrano che la DMN è coinvolta nella costruzione del sé narrativo: quel senso continuo di “chi siamo” che unisce passato, presente e futuro.
Quando è attiva, la mente:
- collega emozioni a ricordi
- immagina alternative e possibilità
- crea immagini mentali dotate di senso affettivo
In terapia, tutto questo accade anche nella relazione con l’altro. Le immagini che emergono – sogni, flash, fantasie, metafore – sono prodotti della DMN che vengono condivisi, ascoltati, integrati.
Neuroscienze e meditazione: come cambia il cervello
Numerosi studi condotti su meditanti esperti (come i monaci tibetani) e su praticanti di mindfulness mostrano cambiamenti misurabili a livello neurobiologico.
Cosa cambia nel cervello di chi medita?
- Riduzione dell’attività dell’amigdala: abbassamento dell’iperreattività emotiva
- Aumento della materia grigia nella corteccia prefrontale: incremento di attenzione e autoregolazione
- Incremento dell’ippocampo: migliore integrazione esperienza-identità
- Maggiore coerenza tra reti cerebrali: pensiero più flessibile, presente, non giudicante
Meditazione e neuroscienze: come cambia il cervello, cosa accade al corpo

La meditazione rafforza la materia grigia dell’ippocampo e riequilibra il sistema nervoso La meditazione non è solo una pratica spirituale o una tecnica per rilassarsi. Le neuroscienze dimostrano che può
Il valore clinico della mente meditativa
- miglioramento della regolazione emotiva
- maggiore resilienza allo stress
- aumento della consapevolezza di sé e dell’altro
- capacità di stare con ciò che accade, senza evitarlo
Le immagini nella clinica: sogno, transfert e immaginazione attiva
Nel lavoro clinico, le immagini non sono solo contenuto da interpretare, ma eventi relazionali.
Il sogno è un autoritratto psichico in forma simbolica.
C.G. Jung
- Immaginazione attiva (Jung): dialogo con l’immagine, trasformazione simbolica.
- Rêverie dell’analista (Bion): immagini spontanee che aiutano a contenere gli stati emotivi del paziente.
Oltre la parola: l’immagine come terzo analitico
Quando nel campo emerge un’immagine, questa:
- non appartiene solo al paziente
- non è generata solo dall’analista
- ma è frutto della relazione
Quando il paziente non può ancora sognare, l’analista può farlo per lui.
Bion
L’immagine diventa terapeutica in sé, prima ancora dell’interpretazione.
Verso un nuovo paradigma della cura
La parola resta fondamentale, ma è solo una delle molteplici vie attraverso cui la psiche si esprime.
Un approccio che unisce:
Dimensione | Strumento | Effetto terapeutico |
---|---|---|
Parola | Narrazione, insight | Chiarezza e consapevolezza |
Immagine | Sogni, visualizzazioni, arte | Accesso all’inconscio e trasformazione simbolica |
Corpo | Sensazioni, postura, respiro | Regolazione e radicamento |
Relazione | Risonanza, campo, transfert | Co-regolazione e sviluppo del sé |
Silenzio | Meditazione, rêverie | Contatto interno, rigenerazione |
Il campo è fatto di cose, sensi, immagini, parole, ritmi, palpiti, paure, gioie. È anche un luogo di meditazione. Di passato. Ma anche di futuro.
Daniela Giommi
Il potere delle immagini nella psicoterapia non è solo un’idea affascinante, è una realtà clinica, neurologica, simbolica. Un invito a ripensare la cura come un’esperienza sensoriale, incarnata, condivisa e immaginale.
Non per dire di più.
Ma per sentire di più.

Psicologo clinico, Guida in pratiche Meditative, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Master DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), Master in Sessuologia Clinica, Master in Linguaggi della Psiche, Conoscitore in psicosomatica