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Psiche, immagini e cervello: il potere delle immagini nella psicoterapia tra neuroscienze e inconscio

Introduzione

Nel pensiero occidentale, dominato per secoli dalla logica e dalla razionalità verbale, l’immagine è stata spesso relegata a un ruolo secondario: elemento decorativo, sogno infantile, fantasia da domare.

Eppure, a uno sguardo più profondo – psicologico, archetipico, neurobiologico – emerge un’altra verità: l’immagine è una forma primaria del pensare.

Le immagini in psicoterapia

Pensare per immagini: una forma primaria di coscienza

L’immaginazione non è la facoltà di rappresentare ciò che non esiste. È la facoltà di vedere ciò che esiste in profondità. James Hillman

Il pensiero per immagini è la modalità originaria attraverso cui l’essere umano elabora l’esperienza prima ancora della parola.

Fin dall’infanzia, prima ancora di saper parlare, impariamo a riconoscere volti, a intuire emozioni, a fantasticare. Sogniamo, visualizziamo, costruiamo mondi mentali che ci orientano nel mondo reale.

Immagini interiori e psiche: Jung, Hillman e Bachelard

Carl Gustav Jung fu tra i primi a rivalutare l’immagine come espressione dell’inconscio. Nei suoi scritti l’immagine archetipica è un contenitore di energia psichica, una realtà autonoma che non va spiegata, ma ascoltata, contemplata, integrata. La sua tecnica dell’immaginazione attiva è fondata proprio su questo: lasciare che l’immagine “parli”, si sviluppi, si trasformi.

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Anche James Hillman, allievo eterodosso di Jung, spinge oltre questo concetto: per lui la psiche è immagine, e fare psicologia significa fare anima attraverso l’immaginare. Non si tratta di interpretare l’immagine, ma di seguirla, di lasciarsene trasformare.

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Origine del termine “daimon” Il termine “daimon” ha radici nella mitologia greca e può assumere diverse sfumature di significato a seconda del contesto. In psicoanalisi, il concetto di “daimon” può

Gaston Bachelard, filosofo e poeta della materia, afferma che l’immaginazione non è evasione dalla realtà, ma “uno strumento di conoscenza”, capace di svelare il reale in forme nuove.

Spontaneità e profondità dell’immagine

Nel contesto clinico, le immagini interiori non sono semplici rappresentazioni, ma affetti condensati, pensieri visivi che precedono la parola, spesso radicati in esperienze corporee e memorie antiche.

Emergono:

  • nei sogni
  • nelle fantasie
  • nelle rêverie del terapeuta
  • nei racconti immaginativi dei pazienti

Accogliere un’immagine in terapia significa accogliere una parte dell’altro che non può ancora parlare, ma che già chiede ascolto e trasformazione.

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Il cervello bipolare: due emisferi, due modi di essere

Nel cervello umano convivono due emisferi che non pensano nello stesso modo. Questa non è solo una constatazione anatomica, ma un paradigma fondamentale per comprendere la mente e la cura.

  • L’emisfero sinistro è specializzato nella logica, nel linguaggio, nella linearità e nel dettaglio
  • L’emisfero destro è più silenzioso, ma potentissimo: lavora in modo globale, visivo, relazionale, intuitivo. È lui a gestire immagini, emozioni, ritmo, tono, metafore, musica e contesto

Come scrive Iain McGilchrist, psichiatra e neuroscienziato autore de The Master and His Emissary, “il cervello destro è il maestro, il sinistro è il suo emissario”. Ma nella cultura occidentale, l’emissario ha usurpato il trono.

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Il pensiero immaginale e l’emisfero destro

Il pensiero per immagini nasce nel cervello destro, è un pensiero incarnato, affettivo, integrato. Non è fatto di parole, ma di forme, sensazioni, intuizioni.

  • È il pensiero che sogna
  • È il pensiero che coglie l’intero prima della parte
  • È il pensiero che cura prima di spiegare

In psicoterapia, è l’attivazione dell’emisfero destro a rendere possibile la trasformazione.

Cosa avviene nella relazione terapeutica?

La relazione analitica efficace avviene spesso nell’emisfero destro dell’uno e dell’altro. Le immagini che emergono nel transfert o nelle rêverie sono modalità di comunicazione non verbale che precedono ogni interpretazione.

Quando il terapeuta accoglie e rispecchia queste immagini, non sta solo ascoltando con le orecchie, ma con il corpo, il volto, l’immaginazione.

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Default Mode Network: il cervello a riposo crea immagini

Negli ultimi vent’anni, le neuroscienze hanno individuato una rete cerebrale molto particolare: la Default Mode Network (DMN).

Questa rete entra in funzione:

  • quando fantastichiamo
  • quando sogniamo a occhi aperti
  • quando ricordiamo
  • quando immaginiamo il futuro
  • durante la meditazione e la riflessione interna

Il cervello a riposo è tutt’altro che inattivo: genera storie, scenari, immagini, emozioni. È uno stato in cui l’esperienza si rielabora e si organizza visivamente.

Il sogno a occhi aperti come forma di cura

Le ricerche (Raichle, Fox, Christoff) mostrano che la DMN è coinvolta nella costruzione del sé narrativo: quel senso continuo di “chi siamo” che unisce passato, presente e futuro.

Quando è attiva, la mente:

  • collega emozioni a ricordi
  • immagina alternative e possibilità
  • crea immagini mentali dotate di senso affettivo

In terapia, tutto questo accade anche nella relazione con l’altro. Le immagini che emergono – sogni, flash, fantasie, metafore – sono prodotti della DMN che vengono condivisi, ascoltati, integrati.

Neuroscienze e meditazione: come cambia il cervello

Numerosi studi condotti su meditanti esperti (come i monaci tibetani) e su praticanti di mindfulness mostrano cambiamenti misurabili a livello neurobiologico.

Cosa cambia nel cervello di chi medita?

  • Riduzione dell’attività dell’amigdala: abbassamento dell’iperreattività emotiva
  • Aumento della materia grigia nella corteccia prefrontale: incremento di attenzione e autoregolazione
  • Incremento dell’ippocampo: migliore integrazione esperienza-identità
  • Maggiore coerenza tra reti cerebrali: pensiero più flessibile, presente, non giudicante
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Il valore clinico della mente meditativa

  • miglioramento della regolazione emotiva
  • maggiore resilienza allo stress
  • aumento della consapevolezza di sé e dell’altro
  • capacità di stare con ciò che accade, senza evitarlo

Le immagini nella clinica: sogno, transfert e immaginazione attiva

Nel lavoro clinico, le immagini non sono solo contenuto da interpretare, ma eventi relazionali.

Il sogno è un autoritratto psichico in forma simbolica.
C.G. Jung

  • Immaginazione attiva (Jung): dialogo con l’immagine, trasformazione simbolica.
  • Rêverie dell’analista (Bion): immagini spontanee che aiutano a contenere gli stati emotivi del paziente.

Oltre la parola: l’immagine come terzo analitico

Quando nel campo emerge un’immagine, questa:

  • non appartiene solo al paziente
  • non è generata solo dall’analista
  • ma è frutto della relazione

Quando il paziente non può ancora sognare, l’analista può farlo per lui.
Bion

L’immagine diventa terapeutica in sé, prima ancora dell’interpretazione.

Verso un nuovo paradigma della cura

La parola resta fondamentale, ma è solo una delle molteplici vie attraverso cui la psiche si esprime.

Un approccio che unisce:

Dimensione Strumento Effetto terapeutico
Parola Narrazione, insight Chiarezza e consapevolezza
Immagine Sogni, visualizzazioni, arte Accesso all’inconscio e trasformazione simbolica
Corpo Sensazioni, postura, respiro Regolazione e radicamento
Relazione Risonanza, campo, transfert Co-regolazione e sviluppo del sé
Silenzio Meditazione, rêverie Contatto interno, rigenerazione

 

Il campo è fatto di cose, sensi, immagini, parole, ritmi, palpiti, paure, gioie. È anche un luogo di meditazione. Di passato. Ma anche di futuro.
Daniela Giommi

Il potere delle immagini nella psicoterapia non è solo un’idea affascinante, è una realtà clinica, neurologica, simbolica. Un invito a ripensare la cura come un’esperienza sensoriale, incarnata, condivisa e immaginale.

Non per dire di più.
Ma per sentire di più.

Pubblicato il
30 Agosto 2025

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