Matteo Mannucci
Dottore in Discipline Psicosociali, Dottore in Informatica Umanistica, Facilitatore in Mindfulness (ric. IPHM), Conoscitore in psicosomatica
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Come la tecnologia cambia la mente

Nella mia carriera universitaria ho fatto studi di Psicotecnologie e processi formativi, un corso che si è rivelato un connettore (link) tra la mia formazione di Informatico Umanistica e quella di Psicologo clinico.

Psicotencologie

La Psicotecnologia studia come la tecnologia cambia la mente, l’impatto che i media hanno sulla società, sul nostro modo di pensare, sulle nostre facoltà cognitive.
Ogni tecnologia è un’estensione esosomatica delle nostre capacità fisiche che ha influenza anche sul piano psichico.
Un uomo con il bastone non è solo un uomo, è un uomo con un arto più lungo, così l’uomo in bicicletta, etc… fino ad arrivare all’uomo con lo smartphone.

Sono almeno 25.000 anni che l’uomo utilizza supporti di varia natura per esprimere se stesso e la vita che lo attraversa. Dalle pitture della Grotta di Altamira, alla parola, attraverso i primi alfabeti, la scrittura, la stampa, la televisione, internet; i medium hanno cambiato e cambiano il nostro modo di pensare.

Grotta di Altamira Bisonte

Grotta di Altamira Bisonte

Famosa è la frase del sociologo canadese McLuhan per cui

il medium è il messaggio

Il medium digitale è:

  • interattivo
  • immersivo
  • connesso
  • penetrabile
  • tattile

Plasma le nostre abilita cognitive, tanto che si parla di “emigrazione della mente dalla testa allo schermo” (De Kerckhove). Lo schermo oggi non è più bidimensionale, es. quadro in cornice, ma tridimensionale, possiamo penetrare lo schermo tanto che la realtà coincide con la realtà cognitiva che stiamo vivendo.

Come la tecnologia cambia la mente

Come la tecnologia cambia la mente

Medium che hai, pensiero che sei

L’evoluzione dell’essere umano è accompagnata dall’evoluzione dei suoi strumenti, relativamente al linguaggio (il più potente strumento nelle mani dell’essere umano) si possono ricordare tre passaggi evolutivi fondamentali:

Il passaggio da una comunicazione orale a quella scritta definisce un cambiamento nella percezione del tempo e dello spazio. Con la scrittura lettore e scrittore coesistono in tempi e spazi diversi e anche l’identità del singolo ne viene influenzata.
Nella cultura orale l’individuo ha un pensiero di tipo concreto e non astratto (es: un cerchio è il sole, etc…) e tende ad uniformarsi alla collettività. La lettura/scrittura invece richiede riflessione, lo sviluppo di un pensiero interiore, critico che tende a emancipare l’individuo dal contesto di appartenenza. Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili abbiamo l’introduzione di ulteriori cambiamenti:

  • informazioni tramandate e più accessibili
  • nasce l’identità privata
  • l’educazione scolastica cambia

Ancora una volta l’evoluzione del medium sviluppa nuove abilità cognitive.
Oggi siamo nell’era del terzo linguaggio: quello del medium elettrico con la modalità del digitale.
Nel 1964 McLuhan nella sua opera più famosa “Understending media” anticipa la rivoluzione digitale con quelle che sono passate alla storia come le 10 profezie[2].
Il nuovo medium dopo quello televisivo sarà:

  • un medium come estensione della coscienza (estensione del nostro corpo e organi di senso)
  • la televisione sarà un contenuto del nuovo medium non l’ambiente (Youtube)
  • la televisione diventerà una forma di creatività
  • sarà una ricerca e uno strumento di comunicazione
  • cambierà l’organizzazione delle biblioteche
  • cultura condivisa (Wikipedia)
  • Informazioni rapide
  • una nuova forma di business

Dopo il linguaggio orale, quello scritto, oggi viviamo quello elettrico con internet.
Con il web abbiamo la possibilità di personalizzare la nostra offerta di contenuti e soprattutto, prima con i siti web e poi con i socialnetwork, le persone possono esprimersi. Il web è un media orizzontale, partecipativo, non verticale come la TV.

Il fenomeno internet ha cambiato il nostro modo di pensare

multitasking

Gary Small, ricercatore americano esperto in neuroscienze, ha indagato uno dei principali effetti sorti con l’uso del computer: il multitasking.
Il multitasking è un termine informatico che è entrato ormai nel nostro vivere quotidiano, esattamente come un computer anche noi ci troviamo a svolgere più funzioni contemporaneamente.

Small ha individuato quali sono i principali effetti del multitasking per l’essere umano:

  • bisogno di essere connessi (dipendenze tecnologiche)
  • aumento della tendenza a controllare gli eventi
  • attenzione frammentata
  • relazioni più aride

Un valido antidoto al multitasking  è praticare la mindfulness.

Lettura consigliata

Accenditi, avviati, connettiti

DanielKottke SteveJobs

Daniel Kottke e Steve Jobs © Wired

È stato un mantra per la Silicon Valley degli anni ’70. Fu ideato da Timothy Leary, psicologo noto per la sua posizione a favore delle droghe psichedeliche, quando dichiarò che i personal computer erano diventati a nuova LSD.

In quegli anni a San Francisco coabitavano diverse culture: dagli hipppy, ai patiti dell’elettronica che proprio in quella zona era appoggiati dal boom degli appaltatori della Difesa.
Il computer da prima considerato uno strumento del controllo burocratico, cominciò a essere considerato un simbolo dell’espressione individuale e di liberazione.

«Le persone che hanno inventato il XXI secolo erano hippy della West Coast che fumavano erba e andavano in giro con i sandali come Steve Jobs perché vedevano le cose in maniera diversa» Bono Vox.[3]

Per un approfondimento su come la tecnologia cambia la mente, invito la lettura del post MECHRÍ a TOWARDS CONSTELLATIONS 2020

Bibliografia

1 – M. McLuhan, Interfaccia del Linguaggio, dei Media e della Mente (Lezione universitaria – corso psicotecnologie).
2 – D. Kerckhove, Le 10 predizioni di McLuhan (Lezione universitaria – corso psicotecnologie).
3 – W. Isaacson, Steve Jobs, Mondadori, 2012, p. 69,70.

 

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Pubblicato il
2 Ottobre 2020
Ultima modifica
1 Febbraio 2022 - ora: 06:10

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